La Svizzera italiana possiede una posizione particolare all’interno della geografia culturale europea. Il Canton Ticino è linguisticamente e culturalmente vicino all’Italia, ma appartiene contemporaneamente a un Paese che ha costruito nel tempo uno dei sistemi museali, collezionistici e finanziari più significativi del continente. Questa doppia identità produce un ambiente interessante anche per la pittura contemporanea.

Lugano, Locarno, Bellinzona e gli altri centri del territorio non possiedono le dimensioni di Milano, Parigi o Londra. Sarebbe quindi sbagliato valutare la scena artistica locale utilizzando soltanto il numero delle gallerie o la quantità degli eventi. La sua forza è differente. Il Ticino costituisce un territorio di incontro. Artisti italiani si trasferiscono o espongono in Svizzera. Collezionisti svizzeri guardano con interesse alla scena italiana.

Professionisti provenienti dal Nord Europa attraversano una regione che continua a mantenere una forte identità mediterranea. Da questo incontro nasce una sensibilità particolare. La pittura contemporanea nella Svizzera italiana può essere analizzata attraverso una domanda centrale: come costruire una ricerca autentica in un territorio nel quale tradizione, mercato internazionale e cultura locale convivono continuamente?

Il paesaggio rappresenta inevitabilmente uno dei primi riferimenti. Il lago, le montagne, la luce e l’architettura hanno influenzato per secoli artisti e viaggiatori. Ma il pittore contemporaneo non è obbligato a riprodurre questo paesaggio in maniera tradizionale. Può utilizzarlo come elemento astratto, memoria personale, territorio politico o spazio psicologico. Il paesaggio può diventare una forma di identità. Questo passaggio è importante perché distingue la semplice rappresentazione dalla ricerca artistica. Un quadro che raffigura il Lago di Lugano può essere tecnicamente eccellente ma rimanere descrittivo.

Un altro artista può utilizzare lo stesso lago per parlare di confini, trasformazioni urbane, turismo, cambiamento climatico oppure nostalgia. Il soggetto è identico. Il pensiero è completamente diverso. La scena della Svizzera italiana beneficia inoltre della presenza di importanti istituzioni museali. Il Museo d’arte della Svizzera italiana di Lugano rappresenta naturalmente uno dei principali riferimenti. La sua attività permette di mettere in dialogo produzione regionale, storia dell’arte svizzera e ricerca internazionale.

Ma l’ecosistema artistico non coincide con i musei. Le gallerie private, gli spazi indipendenti, gli studi degli artisti e le iniziative culturali svolgono un ruolo altrettanto importante. È proprio in questi luoghi che spesso emergono gli autori più giovani. Il problema per un giovane pittore è però sempre lo stesso: ottenere visibilità senza modificare il proprio lavoro esclusivamente per ottenerla.

La diffusione dei social network ha trasformato profondamente questa dinamica. Instagram ha permesso a un artista residente in una piccola città svizzera di mostrare il proprio lavoro a collezionisti internazionali. È una straordinaria democratizzazione della visibilità.

Ma possiede un lato problematico. La piattaforma privilegia immagini immediatamente comprensibili. Colori forti, soggetti riconoscibili e composizioni capaci di attirare l’occhio in pochi secondi hanno naturalmente un vantaggio. La pittura più lenta, complessa o materica può essere penalizzata. Nasce quindi una nuova domanda estetica: l’artista dipinge ciò che considera necessario oppure ciò che può essere fotografato meglio?

Naturalmente non esiste una risposta unica. Alcuni artisti hanno utilizzato intelligentemente i social come strumento di comunicazione senza modificare la propria ricerca. Altri hanno finito per costruire un linguaggio quasi esclusivamente orientato alla visibilità digitale. Il sistema della Svizzera italiana presenta inoltre un’altra caratteristica: la vicinanza a Milano. In meno di un’ora è possibile passare da Lugano a una delle principali città italiane per arte, design e moda. Questa prossimità crea una circolazione continua.

Molti artisti ticinesi osservano Milano. Molti professionisti milanesi guardano al mercato svizzero. La relazione può essere produttiva, ma esiste il rischio che la scena ticinese venga considerata semplicemente un’estensione periferica di quella lombarda. Sarebbe un errore. La Svizzera italiana possiede una propria identità culturale e deve sviluppare strumenti critici capaci di valorizzarla. In questo senso la pittura può avere un ruolo importante. Il pittore lavora spesso sulla memoria dei luoghi. Può trasformare paesaggi, architetture e figure in un archivio visivo di un territorio che cambia. Il Ticino contemporaneo non è più soltanto il luogo della tradizione rurale o dei paesaggi romantici.

È attraversato da trasformazioni urbanistiche, migrazioni, mobilità internazionale e nuove forme di ricchezza. L’arte può raccontare queste contraddizioni. Esiste poi la questione del collezionismo. La Svizzera possiede una cultura collezionistica storicamente importante. Per un artista questo rappresenta una possibilità, ma anche una tentazione. Il gusto del collezionista può influenzare la produzione. Un artista scopre che un determinato tipo di opera vende facilmente e può essere portato a ripeterlo. È comprensibile. L’arte è anche un lavoro e la sostenibilità economica non dovrebbe essere demonizzata. Ma quando la ripetizione diventa formula, il linguaggio rischia di perdere vitalità.

La storia dell’arte dimostra che gli artisti più importanti attraversano trasformazioni. Picasso non ha dipinto lo stesso quadro per settant’anni. Gerhard Richter ha attraversato fotografia, pittura figurativa, astrazione e sperimentazioni. La coerenza non significa immobilità. Per i giovani pittori della Svizzera italiana questo potrebbe essere uno dei temi fondamentali. Costruire una riconoscibilità senza diventare prigionieri della propria riconoscibilità. Esiste poi la presenza internazionale di manifestazioni svizzere come Art Basel, che inevitabilmente influenza l’immagine del Paese. Anche chi lavora lontano da Basilea opera infatti all’interno di un sistema nazionale nel quale il mercato dell’arte possiede una forte legittimità. Questo elemento differenzia in parte la situazione svizzera da quella italiana.

In Italia il patrimonio storico domina spesso la percezione dell’arte. In Svizzera il dialogo fra patrimonio, collezionismo moderno e mercato contemporaneo appare più equilibrato. Il Ticino può beneficiare di entrambe le culture. Da una parte possiede la vicinanza all’immenso patrimonio italiano. Dall’altra parte partecipa all’efficienza del sistema svizzero. La combinazione potrebbe diventare una vera forza. Ma serve critica. Una scena artistica non cresce soltanto producendo mostre. Cresce quando esiste qualcuno disposto a selezionare, discutere e talvolta anche criticare. La critica d’arte non dovrebbe essere considerata un’attività ostile agli artisti.

Al contrario, rappresenta una forma di attenzione. Dire che tutto è interessante significa in realtà dire che nulla lo è veramente. Il ruolo della critica dovrebbe essere quello di distinguere. Non necessariamente attraverso classifiche, ma attraverso argomentazioni. Perché un’opera è significativa? Quale relazione possiede con la storia dell’arte? Che cosa aggiunge rispetto a lavori già esistenti? Quali problemi affronta? Sono domande indispensabili. La Svizzera italiana possiede artisti, istituzioni, collezionisti e una posizione geografica favorevole.

Ciò che può renderla ancora più interessante è la costruzione di una cultura critica capace di collegare questi elementi. Il futuro della pittura ticinese non dipenderà dal tentativo di imitare Milano, Zurigo o Basilea. Dipenderà dalla capacità di elaborare una propria posizione.

Una posizione aperta all’Europa ma profondamente consapevole del territorio. La pittura può svolgere un ruolo centrale proprio perché permette di mettere in relazione memoria e presente. Il pennello è antico. Le domande possono essere completamente contemporanee. Ed è forse in questa tensione che la Svizzera italiana può costruire una delle proprie identità artistiche più interessanti.